Cultura Comiso 05/02/2013 11:08 Notizia letta: 7653 volte

E Salvatore Catalano disse: I missili? Non li voglio, ma obbedisco

E’ morto qualche giorno fa
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Comiso - Personaggio, nella pregnanza semantica più genuina, Salvatore Catalano lo è stato davvero perché uomo rappresentativo e ragguardevole in politica e nel Psi, nella professione, nei rapporti quotidiani.

La sua scomparsa, avvenuta mercoledì scorso, ha riportato alla memoria la lunga stagione di Cruisetown. Quando il Governo Cossiga (Dc, Psdi e Pli) approvava l'installazione in Italia dei missili Cruise a testata nucleare col voto di Psi, Pri e del Msi-Dn pur se quest'ultimo era all'opposizione, era il 6 dicembre 1979, il socialista Turi Catalano era sindaco di Comiso da circa un anno e mezzo. Era stato eletto nel 1978 a capo di una coalizione di centrosinistra (Dc, Psi e Psdi) dopo ventisei anni ininterrotti di giunte frontiste con un Giacomo Cagnes leader indiscusso del Pci. Come tutti, anche Catalano non immaginava lontanamente cosa l'immediato futuro aveva in serbo per lui e la sua città. Schierando i missili in vari Paesi europei, l'Alleanza Atlantica accoglieva l'appello del Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Willy Brandt, lanciato nel 1977 quando denunciò un forte squilibrio in Europa a favore delle truppe del Patto di Varsavia.
Gli "euromissili", così furono chiamati gli ordigni che i Paesi della Nato si accingevano a schierare per contrastare quelli dell'Urss, dovevano servire a controbilanciare quelli d'oltre cortina. Una pace che si manteneva dunque sul filo della paura reciproca. Comiso viveva la sua tranquilla esistenza di cittadina dell'italico sud, più a sud di Tunisi. La piccola contea dei Naselli si era sempre mantenuta feconda di effervescenze culturali, ma i tempi gloriosi erano ormai tramontati. L'ultimo effimero momento di gloria era stato rappresentato dalla costruzione dell'aeroporto militare, voluto dal Fascismo come sentinella avanzata sul Mediterraneo. In soli cinque anni, dal 1938 al 1943, si consumò la sua parabola. Per quasi quarant'anni Comiso era tornato alla sua vita tranquilla. Un diversivo all'ovvio erano le competizioni politiche, quando il confronto vero avveniva in piazza, cioè in piazza Fonte Diana, a suon di comizi ovvero con rime salaci sui ricordi dei libretti ironici degli anni '50 e '60 de "a minestra maritata". Allora prevaleva la passione, il gusto dell'ironia, magari del sarcasmo e del rispetto per l'avversario. In alternativa, in quel crepuscolo degli anni '70, la "città-teatro" dava sfogo agli ultimi colpi di coda delle "gare chiesastiche" o, infine, la monotonia era interrotta, ma si trattava di beghe d'élite, dalle "uscite" di Salvatore Fiume, in perenne polemica con certi ambienti comisani, ma sempre innamorato di Comiso, dall'originalità di Francesco Giombarresi, il "pittore contadino" poco considerato dagli intellettuali, dal clamoroso rovescio per l'appunto del Pci di Giacomo Cagnes, dal caso letterario del 1981, "Diceria dell'untore", il romanzo d'esordio di Gesualdo Bufalino… Nello stesso anno, l'allora ministro della Difesa del Governo Spadolini - il primo presidente del consiglio laico dopo soli democristiani - il socialista Lelio Lagorio comunicò che il vecchio aeroporto "Vincenzo Magliocco" sarebbe stato trasformato nella più grande base Nato europea e avrebbe ospitato i missili nucleari. La notizia ebbe l'effetto di una... bomba. "Comiso" fece il giro del mondo insieme al suo sindaco: Salvatore "Turi" Catalano, colpito da improvvisa e non voluta notorietà. Catalano, invero, alla telefonata del ministro Lagorio non fece salti di gioia, anzi. Da uomo di sinistra quale sempre era stato nutrì parecchie perplessità e chissà quante sigarette avrà consumato nelle riflessioni di quei giorni, ma alla fine, per disciplina di partito e senso dello Stato giacché era un occidentalista convinto, pronunciò il suo "obbedisco". Catalano si trovò a gestire la difficile e lunga stagione delle lotte pacifiste, delle pressioni politiche che seppe governare con polso fermo, in linea con la politica nazionale e occidentale ma senza cedere a servilismi. Anche Comiso, nel suo piccolo, conobbe il "decisionismo" socialista. Calano, convinto craxiano, riuscì comunque a interpretare le istanze nuove che arrivavano dalla società, ma nonostante fossero gli anni rampanti degli yuppies e della "Milano da bere", rimaneva coi piedi per terra, soprattutto a interpretare il suo ruolo con dignità, concetto questo oggi dai contorni piuttosto incerti e quasi dimenticato.
Turi Catalano ebbe la capacità di rapportarsi agli altri, compagni di partito, alleati o avversari politici, o amici e cittadini, guardandoli negli occhi con franchezza e senza infingimenti, a volte col sorriso, altre volte col piglio accigliato, in alcuni casi scaldandosi un po', ma sempre con l'onestà intellettuale e la coerenza di uomo e di "socialista". Per questo è stato un uomo di grande dignità. Nel 1983, al rinnovo del consiglio comunale, fu rieletto ma le urne avevano restituito un centrosinistra traballante. La seconda Giunta Catalano ebbe vita breve e finì un anno dopo.

La Sicilia

Antonello Lauretta
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