Cultura Comiso 29/03/2013 15:24 Notizia letta: 5100 volte

La tradizione gastronomica pasquale negli Iblei

La lezione di Pippo Cassarino
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Comiso - Noi siciliani, quando cuciniamo, siamo multietnici, e non potrebbe essere diversamente. Siamo greci quando utilizziamo il miele, siamo romani quando prepariamo il macco, siamo arabi quando mangiamo il couscous, siamo spagnoli quando riempiamo i peperoni, siamo francesi quando all’arrosto accostiamo le salse, e anche inglesi quando beviamo il marsala.

Una perfetta sintesi, un quadro omnicomprensivo della enorme culturale gastronomica siciliana tratto in maniera estremamente chiara da Pippo Cassarino, grande e preparato esperto di tradizioni locali, che sabato sera ha deliziato un folto pubblico al Centro Servizi Culturali di Comiso, sua città. Per iniziativa della Proloco comisana (fortunata associazione che ha sempre avuto ottimi e vulcanici presidenti, prima la professoressa Romano e adesso al professoressa Tina Vittoria), il dottor Cassarino ha raccontato sul filo della memoria antica (che enorme patrimonio, e quale enorme rischio di perderlo se non si riuscirà a trasmetterlo alle nuove e nuovissime generazioni) le tradizioni pasquali, discorso necessario ad illustrare l’importanza di un prestigioso riconoscimento andato a Comiso: “Sapori di festa – Meraviglia italiana”.

Un premio che i “Club Unesco” hanno rilasciato – in occasione dei recenti festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia – a mille comuni italiani, di questi solo 12 in Sicilia, tra questi appunto Comiso.

Ma la Sicilia si caratterizza – a sentire l’avvocato Cassarino – anche per altre evidenti peculiarità, come il “cibo di strada” (a Palermo i buffetti eri, a Catania u sancieli, a Ragusa le scacce), e come il grande e ancora presente contributo dato in epoche remote dai monasteri e in epoche recenti (tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900) dai pasticceri svizzeri. Per tacere del grande “stimolo” che alla cucina siciliana è arrivato dalla fame, nel senso di carenza, di carestia, di mancanza, di ingredienti poverissimi. È il caso della paste con le sarde “a beccafico”. Una cultura, quella siciliana, che fa riferimento e diventa simbolo della più ampia cultura mediterranea, fatta di olio, vino e soprattutto pane. Sul pane Pippo Cassarino si è soffermato molto, sottolineando quanto importante sia stato l’alimento base della nostra tavola che però adesso conosce una crisi, alla quale ci possiamo opporre intellettualmente citando gli antichi proverbi (tantissimi, come per esempio “miegghiu niuru pani ca niura fami”) e praticamente seguendo l’esempio illuminato di un panettiere che ha deciso di vendere il prezioso alimento consegnandolo dentro il tipico sacchetto di carta con però impressa una antica prosa sulla sacralità del pane, cibo benedetto, simbolo stesso del Cristianesimo.

Saro Distefano
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