Cultura Comiso 20/05/2013 21:02 Notizia letta: 4300 volte

Almacesco, se il jeans è un’opera d’arte

L’arte di Francesco Mezzasalma
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Comiso - Qualcuno diceva che tutto può divenire arte, gettando, sugli scacchieri opinabilissimi dell'estetica, un assioma assoluto, opposto alla posizione di chi paventa la probabilità che nulla sia arte. Con le remore che le mescolanze e le ibridazioni talora non troppo felici si attuano con nonchalance nel mondo della creazione estetica, visitiamo la mostra di Almacesco, in esposizione presso Spaziododici di Comiso, dal 4 al 24 maggio.
Almacesco - al secolo Francesco Mezzasalma - nasce come stilista, anche se la cifra preziosa dei suoi abiti ce li ha fatti sempre pensare come gioielli da incastonare in una teca, più che come indumenti puramente funzionali. Dalla sua professionalità ha tratto una tipologia di espressione artistica che ci lascia piacevolmente sorpresi, al di là della promessa di originalità implicita al titolo della sua ultima collezione: "Sul jeans di Almacesco". Una gestualità vistosa, quella dell'artista, portata in brandelli di tessuto - il più contemporaneo, il jeans, per l'appunto - in riquadri che Almacesco impiega come tela, riuscendo a non farci rimpiangere la canonicità della tela.
La sua ricerca possiamo senz'altro ricondurre all'informale, con quanto di straordinario le sue matrici - Dada, Espressionismo, Surrealismo - hanno portato a quello che non è movimento artistico omogeneo, nettamente codificato. Anzitutto nella valenza provocatoria e ironica che può avere l'impiego di materiali non convenzionali. Sul jeans Almacesco porta quindi la stesura di acrilici, ma caricando la materia di peso ed emotività, di tagli, sfilacciature, combustioni, rigonfiamenti repentini e gradazioni cromatiche cangianti. Ferite al tessuto dell'arte, quasi fossero cicatrici di una vita vissuta in presa diretta, coi segni forti che il tempo scolpisce a fuoco su quanto attraversa.
L'attore primario dell'arte di Almacesco è infatti proprio la sua materia, sostanza tattile e visiva oggettuale, ma non mero mezzo impiegato per esprimere altro: ci colpisce il corrugamento delle sue superfici, martoriate o accarezzate, capaci di veicolare dolore e bellezza, conflittualità o riconciliazione.
Impossibile non riuscire a visualizzare, e quasi d'istinto, il gesto di quest'arte, ulteriore protagonista dello stile di Almacesco, per il quale arte non è pittura tout court, ma anche e soprattutto la gestualità fascinosa e complessa che vi è alla base. Un taglio è certo simbolico di tutto un campo semantico contiguo all'uomo, ai suoi traumi di individuo e di tassello di collettività, di animale sociale, ma anche alla sua capacità di recidere e di rinnovarsi. Una bruciatura è fuoco che non può annientare, ma trasformare.
Fantasia, caso, sogno: non sappiamo cosa scateni la reazione dell'acrilico al jeans, ove Almacesco è l'artefice e anche colui che queste reazioni consente che avvengano. Una parte di queste opere, valevoli come ‘quadri' autonomi ma anche tutti insieme, come opera composita, in sequenze che il fruitore può pensare come dittici, o trittici, o collage, leggiamo come frutto di una esperienza di spontaneità. Quasi che alla base vi fosse un automatismo, relazionato alle plaghe suadenti della psiche, dell'inconscio. Perciò Almacesco non descrive, perciò ha rigettato quella forma che tanto spazio ha nel suo lavoro di designer di abiti. Questa astrazione, condotta per pennellate corpose, in superfici brevi e lavoratissime, partecipa al movimento grande degli artisti che non s'arrendono all'incomunicabilità, ma che ambiscono a comunicare ancora, a parlare di nuovo.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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