Cultura Comiso 28/08/2015 16:12 Notizia letta: 3522 volte

Gioacchino Ferreri, un comisano ai vertici del Regno

Fu Ministro degli Interni
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Comiso - Esattamente duecentoventi anni fa un gentiluomo comisano otteneva il titolo di Marchese. Ed avviava la sua gloriosa carriera politica che lo vide ai vertici del Regno.
Nato a Comiso nel 1737, Gioacchino Ferreri diventa appunto marchese nel 1795 e si avvia a diventare la personalità più influente di Comiso, forse anche prima e più dei feudatari della città ipparina, ovvero i Conti e poi Principi-Conti Naselli.
Ferreri, infatti, era sostanzialmente un giureconsulto, un esperto di diritto, che con l’investitura al titolo nobiliare poté lanciarsi verso i più alti traguardi della sua carriera: fu nominato infatti Primo Segretario di Stato, nel 1810 Presidente del Regio Parlamento Siciliano (per chi lo avesse dimenticato: il più antico d’Europa, e viene difficile immaginarlo considerato il livello raggiunto dall’erede diretto, ovvero l’Assemblea Regionale Siciliana), nel 1813 Ministro delle Finanze del Regno di Sicilia, nel 1821 Ministro degli Interni del Regno delle Due Sicilie. Ma già prima di potersi definire nobiluomo, l’avvocato Ferreri aveva ricoperto cariche molto importanti nel Regno di Sicilia: Giudice di Appello nel 1772, Giudice della Corte Pretoria nel 1773, Giudice del Concistori nel 1785, Giudice della Gran Corte Civile nel 1793, Uditore Generale della Gente di Guerra nel 1795. Gioacchino Ferreri, prima e dopo la nomina a Marchese, aveva ricoperto anche altre cariche statali, seppure di minore importanza. Tra l’altro, durante la rivoluzione del 1821, la sua casa palermitana – la celebre Villa Loppi a Palermo – venne assediata e distrutta dai rivoltosi, compreso l’archivio che vi era custodito.
Per i grandi meriti accumulati e per la fedeltà ai Borbone, il Re Ferdinando Primo lo chiamò a Corte a Napoli nominandolo, come già detto, Ministro degli Interni, carica con la quale il Marchese Ferreri chiuderà la sua carriera politico-amministrativa.
Con Gioacchino la famiglia Ferreri diventa senza dubbio la più importante di Comiso, rivaleggiando sempre con i Naselli, feudatari della città di Diana che però, dal 1816, perderanno la titolarità del feudo in virtù della legge che aboliva in Sicilia il feudalesimo e la norme che, sin dal tempo dei Normanni, ne disciplinavano tutti gli aspetti, dalla ereditarietà alla competenza legale, ai diritti sui sudditi del feudo.
Pur vivendo quasi l’intera vita a Palermo e parte a Napoli, il Marchese Ferreri non dimenticò la terra d’origine, e alcuni suoi interventi migliorarono la qualità della vita dei comisani e dei comuni vicinori.
Tranne una volta quando, pur mosso da una buona idea, il Marchese Ferreri venne bloccato da un giudizio tecnico, da una perizia professionale.
Accade quando l’aristocratico acquisito decise di migliorare il già notevole flusso economico generato dall’esportazione di alcuni prodotti agricoli, e su tutti mosto e vino prodotti nella pianura ipparina, da Chiaramonte a Punta Braccetto. Un flusso che avrebbe avuto – nell’idea di Ferreri – un notevole miglioramento, una grande spinta con la realizzazione di un porto artificiale a Scoglitti, naturale “scaro” del territorio occidentale della Provincia di Ragusa.
Venne anche redatto un progetto, dell’architetto catanese Salvatore Zhara Buda (era, insieme a Sebastiano Ittar, l’architetto comunale di Catania) che prevedeva un molto di lunghezza tale da consentire l’ormeggio a vascelli che altrimenti sarebbero dovuti rimanere alla fonda ed essere caricati da chiatte.
Quel progetto però non si realizzò per l’intervento di Antonio Gentile, architetto che, nella qualità di perito pubblico nominato dallo stesso Ferreri, espresse parere negativo ritenendo la zona di Scoglitti colpita da venti troppo forti.

Saro Distefano
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