Cultura Comiso 23/02/2017 10:43 Notizia letta: 1665 volte

Le mummie rinascimentali di Comiso

Oggetto di studio dei paleopatologi
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Comiso – Nel 1616 i padri Cappuccini di Comiso edificarono una chiesa dall’aspetto apparentemente semplice ed austero e la intitolarono a “Maria della Grazia”. Si tratta di una chiesetta a navata unica, situata nei pressi dell’ospedale vecchio. Questa piccola e graziosa chiesetta dall'aspetto apparentemente semplice, è in realtà uno scrigno d'arte e rappresenta un unicum nella Sicilia orientale. All’interno della sua cripta, sono conservate ed esposte alcune mummie di frati cappuccini e benefattori. Sono, in tutto, circa 50 mummie rinascimentali quasi tutte perfettamente conservate, diventate oggetto di studio per gli esperti di paleopatologia. Accompagnati da Maria Concetta Rizzo, guida turistica autorizzata, Maria Cassarino, responsabile dell’ufficio turismo, e Marika Micieli, stagista dell’università di Urbino per il progetto alternanza scuola-lavoro, entriamo in questo mondo alternativo.

LA CHIESA
La facciata della chiesa è particolarmente sobria. All’interno, invece, un altare ligneo è stato sovrapposto all’originale in pietra. Sono stati i frati cappuccini, infatti, a intarsiare e intagliare l’altare, dominato da una tela enorme di Mariano Gusmano, che rappresenta una copia della Deposizione di Rubens. Il paliotto dell’altare, invece, è in cuoio sbalzato decorato con fregi in oro, argento e madreperla e rappresenta la Vergine con il b ambino. Tutti gli ornamenti sacri, invece, sono stati eseguiti dalle ricamatrici di Comiso con la tecnica dello sfilato siciliano. La porta in pietra pece, datata 1799, è ancora visibile dalla navata principale. Da quella porta, un tempo, si accedeva all’essiccatoio.

LE MUMMIE RINASCIMENTALI
La pratica della mummificazione iniziò nel 1742 e terminò nel 1838, quando poi arrivarono gli editti sui cimiteri. I Cappuccini usavano il classico metodo dell’essiccazione rinascimentale. I corpi venivano messi nei gocciolatoi, ovvero in una stanza sotterranea arieggiata che provocava il decomponimento dei corpo. Poi, venivano trasferiti nei loculi. Ogni corpo aveva il suo saio e il suo cartellino di riconoscimento, cosa visibile ancora oggi. Le mummie rinascimentali di Comiso si presentano in perfetto stato di conservazione: alcuni corpi presentano ancora la pelle, i denti, i capelli, e per questo motivo sono oggetto di studio dei paleopatologi.

Le mummie, infatti, offrono la possibilità di studiare qual era la causa di morte più frequente dell’epoca. Ad esempio, si è appurato che molti morivano per cattiva alimentazione o denutrizione. Altri, per le malattie tipiche del periodo, come la tubercolosi. Quasi tutti i corpi sono di frati cappuccini, tranne uno che appartiene a Gabriele Di Stabile, un ricco massaio comisano che si riservò un posto per la sepoltura. Di Stabile è stato un benefattore della città perché ha contribuito alla ricostruzione della chiesa dell’Annunziata, insieme al popolo, dopo il terremoto del 1693.

In una teca, invece, è conservato il corpo di Frà Mansueto Cobisi, importante figura dei frati cappuccini di Comiso. In una specie di bara, invece, c’è lo scheletro di un ragazzo di 18 anni, Filippo Zanga. Il ragazzo era sicuramente originario del nord Italia, vista la lunghezza del suo scheletro, è morto nel 1826 ma la sua figura, il perché sia lì e come sia morto, resta un mistero. Ancora oggi, è possibile visitare l’essiccatoio, il luogo in cui i corpi si decomponevano. La stanza è piuttosto buia e piccola ma presenta i loculi ancora intatti.
Per secoli, nella chiesa dei cappuccini, sono stati custoditi gli incunaboli e le pergamene che ora sono stati trasferiti presso la biblioteca comunale “Fulvio Stanganelli”, nella sezione archivio storico.

Alcuni scatti sono stati gentilmente concessi da Guglielmo Ferraro

Irene Savasta
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